Sebbene le vacanze per me abbiano sempre rappresentato uno
stop non sempre piacevole, perché il vuoto
che si crea viene riempito dalle mie paranoie mentali, dubbi esistenziali,
ferite del passato che riemergono in maniera devastante e prepotente, non sono
pronta a “ricominciare” la solita routine.
In realtà voglio ben specificare: adoro stare nella mia
casetta con mio marito, i miei figli e la pallottola di pelo che ci segue
ovunque, ma affrontare gli inevitabili ostacoli che si presenteranno dovuti al
fatto che sono ancora precaria seppur super specializzata sul sostegno, che
comporta dover incontrare un sistema nuovo in una scuola, ambientarmi, farmi
accettare, dover affrontare i docenti dei miei figli, i week-end che non sono
tali perché mio marito la maggior parte lavora…ecco, mi sale un peso ed una
oppressione non indifferente.
Penso che tutto potrebbe essere alleviato da una serie di
relazioni familiari ed amicali sane di cui al momento mi trovo sprovvista. La
malattia di mio figlio mi ha allontanato da tutto ciò che è apparenza e
superficie e di sostanza ne è rimasta ben poca.
Poi ovviamente per necessità e sopravvivenza emergerà la
Pollyanna e la Mary Poppins che sono in me…ma oggi va così ammettendo che ho una
terribile paura di essere fagocitata da vecchi schemi mentali che imprigionano
e che ancora una volta soffocano la persona che sono. Come se essere me stessa
potesse sempre infastidire o recar danno a qualcuno.
Diciamo così, non sono una persona facile ma ammettiamo
anche che ciò che vivo non è cosi facile. Mi porto zavorre di ferite del passato che
si rinnovano in estate tutte le volte che incontro quelle figure che nella loro
narrazione mi ricordano che sono solo un fastidio, e gli ultimi anni, aggiunti
al prezzo della libertà, sono stati faticosissimi.
Quando tento di trovare un momento che funga da balsamo, una
semplice chiacchierata o sfogo, qualcuno che davvero mi veda, mi sento dire “
fatti aiutare”, intendendo di rivolgermi a qualche professionista del settore
psicologico ma nessuno ha mai capito che l’aiuto che mi serve non è una
strategia, un ascolto a pagamento, un suggerimento su cosa fare ,cosa non fare,
come pensare.
A volte mi basterebbe un semplice “ti vedo” , un abbraccio
sincero, un “voglio stare con te” per lenire il peso che sembra talvolta
insopportabile.
Oggi va così.
Come verso la sera attraverso la mia “ora buia”, oggi provo
a attraversare uno di quei giorni bui in cui vorrei solo dormire, tornare
piccola e farmi bastare un libro di fiabe per essere felice…